Nico Tropea – Il design tra ironia e creatività

Creatività: tutto ciò che prima non c’era, ma realizzabile in modo essenziale e globale.
Bruno Munari

Nico Tropea, architetto d’interni e designer, nasce il 23 maggio 1961 ad Acireale, in provincia di Catania, ma si trasferisce piccolissimo a Pisa con la sua famiglia, città toscana dove comincia a scoprire la propria voglia di “vivere d’arte” sin dai primi scarabocchi dell’età prescolare. Founder & Chief Architect presso ZENZEROdesign, Founder and Executive Director presso Zerocubico network, Designer presso Hand|s Factory, sognatore indomito continua, alla sua “veneranda età”, ad intraprendere nuove strade e nuove esperienze che possano renderlo “quotidianamente interessato” al mondo, dell’arte e non.

Nico, una domanda a bruciapelo: cos’è il design?

Poteri risponderti: ”mi cogli alla sprovvista !”, ma visto che non voglio fare la figura dell’uomo impreparato ti rispondo, “di getto”, che il design è un “equilibrio”, un equilibrio tra quello che è l’istinto dell’artista/designer/progettista e quello che è il mondo che lo circonda. Il design “puro” è la tua stessa anima, la tua espressione, rappresenta le tue visioni, quello che sei. Più difficile è darne un aspetto “impuro/commerciale”, doverlo calare in una realtà produttiva che guarda sì all’estetica ma che, giustamente, deve pensare alla distribuzione, alla comunicazione, alla funzionalità ed ai costi. Io darei un significato poetico al design definendolo come elemento che tende, e non sempre riesce, ad “umanizzare la tecnologia”.

E diventare famosi? C’è una ricetta magica?

Avrei cercato sicuramente gli ingredienti se davvero fosse esistita e dunque, essendo ormai certo, alla mia età, della sua inesistenza, mi sono inventato una mia “personale formula” con degli ingredienti che non sono segreti, quindi, se vuoi, puoi prendere appunti.

Ingredienti per 1 persona: un bel pizzico di sorriso, magari vero, anche se quando è finto ha più sapore e porta “in alto”, un bel po’ di bravura, anche se molti sono allergici e non utilizzano l’ingrediente, tanto quanto basta di curiosità, che alcuni trasformano in “copia e incolla” e, non ultima, una grande dose di ……bip……quello che poi è l’ingrediente fondamentale!! Mettere in forno e attendere la cottura!

 

La tua visione ironica è un ingrediente fondamentale anche del tuo esistere?

Non potrebbe essere diversamente! In fondo è come crearsi un modo per curare le ferite, e di ferite porto i segni, nella vita  personale  come in quella professionale, una cura che non sempre funziona ma che  ti sostiene quando non riesci a mantenere un equilibrio; ha effetti collaterali, ma come fanno i bimbi, col tempo si dimentica e si riprende a vivere e lavorare in maniera “visionaria”, nel senso naturale della parola.

 

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E adesso dimmi, dopo questa tua “trasparenza”, come ti rapporti con i concorsi, e come hai creato “CU-BIK”

Bene! I concorsi sono uno stimolo, un modo per raffrontarsi, per mettersi in gioco, per capire che ce la puoi fare! E devo dire di averlo capito bene anche perché, per questa mia voglia di competizione (traduzione prova con me stesso) ho già vinto due concorsi internazionali di architettura e in uno ho ricevuto una  menzione; un concorso di grafica e, cosa pazzesca, il tutto usando l’unico ingrediente, menzionato nella mia ricetta, che può essere usato quando non ti vede nessuno, non è difficile da scoprire quale esso sia. Questo mi ha dato forza, e voglia di confrontarmi ancora, come sta succedendo con CU-BIK, progetto che ho creato con gli architetti Elvira Renella e Olivia Sciuto, e con COFFEE?, una mia “visione” momentanea che ho trasformato in progetto, entrambi per il concorso ELICA AWORDS.

 

Puoi descrivermeli?

Cercherò di essere sintetico, colpiscimi se mi dilungo!! CU-BIK è una visione legata ad un’immagine cara a tanti, il cubo di Rubik, il famoso rompicapo anni settanta che ha fatto impazzire milioni di “poveri illusi” che pensavano di trovarne uscita! Abbiamo voluto dare a questo oggetto amato/odiato un aspetto domestico che potesse ricordarlo ed allo stesso tempo essere elemento del vivere quotidiano, non più rompicapo ma elemento di valido aiuto in cucina; certo, tutto questo se lo stesso potesse essere prodotto, ma questo è l’imput del designer, il vedere nelle proprie creazioni elemento che possa essere utile a tutti, una sorta di “autoproclamazione” che appaga più di ogni riscontro economico. CU-BIK ruota come il cubo famoso, e può avere stessi colori, e può avere un bel touchscreen per scorrere le ricette mentre tenti di cucinare, è un oggetto “non statico”, una versione industriale del nostro essere “non schematizzati”, nostro riferito a “noi” che ci occupiamo di design.

Coffee? è di concezione più semplice, ma non per questo meno valida , se non mi colpisci e non ti sei assopita continuo.

 Dai, vai avanti: non ti colpisco,ancora.

Bene, questo mi tranquillizza. Coffee? sono io, una tazzina messa al contrario che non fa cadere il caffè solo perché non ha caffè, e solo perché aspira, un po’ come chi nasce per essere diverso dal resto vuole della sua vita, un “contrario” che comunque cammina, vive, disegna, sorride, crea. Niente di più per un progetto forse irriverente, ma che proprio per questo rappresenta un modo di vivere trasportato nel creare, nessun plauso, nessun effetto speciale, nessuna colonna sonora importante: UNA TAZZA, sospesa, e stop. Mi son fermato per evitare danni al “talento”……

 

Un’intervista dai toni non tradizionali, cosa pensi del conformismo?

Guardami, e pensa al mio opposto. Ti basta? Se no ti aggiungo solo che la mia è un’eterna lotta contro il conformismo, quello becero, e laddove non posso per quotidiano vivere, trovo sfogo in quotidiano essere. “No conformism” non vuol dire non vivere con chi lo è, pur che non ne sia malato, ma accettarsi e condividere la stessa “terra”, capendosi, e dandosi dosi ognuno dell’altro modo di essere, magari trasformarsi un po’ per trovare equilibrio, ma il tutto con il confronto. Ecco, così è, per me. Fattelo bastare dai…….

 

Mi è bastato! Scusa adesso la domanda banale: progetti per il futuro?

Ti perdono perché so chi sei. Oltre ad essere pieno e fiero del mio progetto “zenzerodesign”, il mio studio per intenderci, dove si riflettono tutte le mie aspettative e i miei modi di essere votati anche ad una professionalità “conforme”, tra virgolettissime, la mia passione “mezzosecolare” per l’arte mi ha portato ad intraprendere una bella avventura, non so se conosci, PUNTOLINEASUPERFICIE, ti dice qualcosa no? Ti vedo sorridere, vero, ci sei dentro anche tu, eccome!! Ecco, il futuro è anche questo, trovare il modo di “essere vita”, perché vivere non è solo alzarsi la mattina e coricarsi la sera, e viceversa, ma assistere non passivamente a quello che succede tra i due naturali e quotidiani eventi, nulla di più semplice che cercare modi di sorridere alla vita, lavorando, creando, scrutando qua e la, amando e facendo conoscere chi come noi ama quello strano modo si essere, tra l’alba ed il tramonto. Mi fermo, sempre per la mia sopravvivenza.

 

Dobbiamo fare in modo che quel che dici venga letto, quindi va bene così, grazie Nico, del tuo modo di comunicare le tue emozioni e per avercene fatto partecipi.

Grazie a te Lia, diciamo pure che è stato un piacere, senza sforzi e con naturalezza, così come dev’essere, alla prossima allora, magari ti intervisto io, anzi, preparati!!!

 

Mi preparerò allora, alla prossima

 

Lia De Luca  PLS Magazine 

 

 

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