Chiara Paolucci – La fotografia custodisce la bellezza nello scrigno della memoria.

Fotografa emiliana particolarmente attenta a lasciare una traccia indelebile dei luoghi che il tempo corrode e che spesso l’uomo modifica deturpandone la reale bellezza, Chiara Paolucci è oggi la protagonista della nostra rubrica Photography for beginners. Ama i colori della terra e del legno, le pietre e le sfumature tra il blu e verde come l’ottanio. Il suo delicato progetto “Le case nella valle” è la testimonianza di quanto l’arte fotografica sia portavoce tangibile delle mille sfaccettature dell’esistenza.

Classe 1977, nata il 24 maggio nella provincia nord del modenese, nel 1996 consegue il diploma di maturità in Grafica e fotografia presso l’Istituto Statale d’Arte di Modena. Nel 2003 si specializza in grafica del prodotto all’Istituto Europeo di Design di Milano. Lavora come graphic designer nell’ambito dell’editoria e packaging collaborando con diverse aziende modenesi ma negli ultimi anni, il suo talento artistico emerge risvegliandone la volontà di portare alla luce i suoi progetti fotografici. Sensibile a cogliere l’armonia dei paesaggi naturali, Chiara focalizza il suo obiettivo verso quella bellezza che esiste senza valori aggiunti, non omologata ai canoni moderni, destinata purtroppo a scomparire nel tempo. Attraverso i suoi scatti la Paolucci ci invita a riflettere su quanto sia importante per l’essere umano salvaguardare la bellezza del territorio dai cambiamenti antropici per tutelarla nello scrigno della nostra memoria visiva ed emozionale.

 

Chiara, come ti sei avvicinata al campo della fotografia?

Nel 2007 il mio modo di percepire ciò che mi circondava cambiò. Avvertivo un inspiegabile entusiasmo di fronte al panorama che mi accompagnava lungo quelle strade che io chiamo “le strade dal lunedì al venerdì”. Sono i tragitti percorsi con indifferenza quando la mente è altrove soprattutto se stai andando o tornando dal lavoro. Comprai la mia prima macchina fotografica digitale, una compatta Olympus Tough, e la tenni sempre con me cominciando così a collezionare paesaggi.

 

L’appartenza alla meravigliosa terra emiliana sembra determinante negli scatti de “Le case nella valle”. In particolar modo, si avverte l’enfasi nel riconoscere i limiti dei patrimoni che non possono essere preservati dal progresso. Cosa significa per te salvare l’arte” ovvero tutelare la Bellezza?

La bellezza è uno stato d’animo prodotto dalla gratificazione dei sensi. Questo è ciò che provo di fronte a certe armonie naturali. Anche l’uomo produce bellezza ed è proprio quella che io identifico come arte.

Fotografo tutto quello che è prossimo a sparire: cortili sui quali si dispongono ruderi di vecchie case, fienili, pollai, pozzi, piccole chiese ed edicole votive, strade sterrate segnate in parallelo da file di vecchi pali in legno per l’energia elettrica. Molte sono strutture abbandonate e prive di interesse artistico e architettonico e trattengono un frammento dell’ingegno di chi le ha costruite ed abitate, assumendo una valenza estetica notevole per l’accurata opera di antropizzazione dell’ambiente in cui sono state inserite. Sono isole di armonia visiva che, poco alla volta, scompaiono inglobate dalle aree residenziali ai confini dei paesi, o demolite. La bellezza paesaggistica è la capacità da parte dell’uomo di modificare l’ambiente senza scadere nello spreco. Non è massificazione, non è solitudine. Nelle mie immagini desidero far prevalere il senso dello spazio aperto e il silenzio, memoria visiva di un diverso modo di vivere e di costruire queste terre.

 

Oltre alle campagne ci sono altri soggetti che preferisci ritrarre?

La fotografia relativa al cibo alla quale mi sono avvicinata per motivi di lavoro e che è anche molto in voga in questo periodo.

 

Parlaci della tua esperienza di Orvieto 2015 e dei tuoi progetti

Per molti anni ho fotografato senza mai interessarmi di esibire pubblicamente i miei scatti. Solo ultimamente ho deciso di condividere il mio progetto partecipando a concorsi e a circuiti del settore. Quella di Orvieto è stata un’esperienza molto positiva. Il fatto di poter esporre è importante e ogni segno di apprezzamento mi stimola a portare avanti la mia ricerca paesaggistica. Infatti, sto identificando nuovi luoghi da raggiungere e ritrarre nelle campagne del ferrarese, bolognese e nel polesine per poi realizzarne dei nuovi progetti.

 

Quali artisti o uomini di cultura attraggono Chiara?

Ettore Roesler Franz pittore vedutista romano che alla fine dell’Ottocento ha utilizzato la fotografia sia come modello per le sue opere sia come vero e proprio strumento di reportage per lasciare una testimonianza dei cambiamenti urbanistici che Roma stava subendo. Egli prestava particolare attenzione ai quartieri più popolari dei quali sarebbe stato più facile perdere memoria storica. Un’altra persona a me molto cara è Luigi Fantini (1895-1978), speleologo e paleontologo dell’Appennino bolognese, che in epoca non sospetta ebbe la sensibilità di raccogliere immagini delle abitazioni più antiche della sua zona prima che la guerra, le demolizioni e certe meschine ristrutturazioni le compromettessero per sempre.

E ancora, Stephen Shore, fotografo statunitense, del quale amo il silenzio che si respira ammirando i suoi scatti di paesaggi urbani, dove la presenza umana è marginale o del tutto assente. Si tratta di strade di quartieri periferici, luoghi di sosta durante un lungo viaggio, sui quali non si hanno aspettative, ma che non scadono minimamente nel rimarcarne lo squallore.

 

Per concludere la nostra breve intervista, c’è una frase che ti calza a pennello?

 

“L’esperienza mi insegna che l’esperienza non mi insegna”. E’ un pensiero che mi è balenato all’improvviso constatando che occorre cambiare punto di vista per trovare nuove soluzioni, per non limitarsi ad azioni standardizzate o guidate dalle opinioni altrui.

Caterina Licciardello Addetto Stampa PLS visual art management all rights reserved

 

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